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Cultura Africana e marziani portoghesi
Recensione sezione ospiti MArteLive del 30 maggio
A cura di Luca Cacciatore

 

Vengono da Marte? Non proprio. Ma quello che ci hanno fatto sentire, per noi è roba da marziani. Sto parlando dei portoghesi Balsted Mechanism, loro sì autentici alieni per “costume” e travestimento, e del senegalese Badarà Seck con la band la Penc, per noi occidentali degli autentici marziani data la loro concezione del groove e del ritmo.
Che la serata del 30 maggio sarebbe stata atipica anche per gli standard di MArteLive, si era capito da subito. Un roboante andamento samba percussivo corre lungo i corridoi dell’Alpheus, da che parte viene? È la banda mobile degli Akunumatata, che armata di enormi gran casse e rullanti si sposta da una stanza all’altra per coinvolgere un pubblico inizialmente un po’ spaesato, ma subito coinvolto dalla saudagi brasiliana.
Di lì a poco nella sala principale, avrà luogo la performance del “Meccanismo maledetto”, e già la curiosità si diffonde. Si parla di musicisti in costume, un genere nuovo, dal Portogallo poi. Qualcuno conosce un gruppo portoghese che possa essere fregiato del titolo di alternativo? Lo spettacolo inizia, e l’attesa è ben ripagata. Costumi argentei con tanto di maschere attraverso cui si può intuire giusto lo sguardo di questi fantomatici musicisti; un look alieno tra Star Wars, Predator e le culture New Age di matrice pseudo-egiziana come Stargate. Altro parallelismo di “costume” può essere fatto con i Rammstein, e il paragone può essere esteso anche allo stile musicale. Detto del look -che si lega bene anche con la “gioconda astronauta” di Martelive- parliamo appunto della musica. La base è Techno, Drum’n’bass, ritmi Jungle con tutto il vigore dell’Hard rock, ma ci sono anche “spezie” insolite in questa ricetta. Reggae, sonorità afro e indiane, richiami alla cultura aborigena, brasiliana e conseguentemente al Fado portoghese. Coadiuvati da loop e sovrapposizioni sintetiche, la formazione segue le tradizioni ritmiche con basso e batteria, ma si distingue alle chitarre.

Chitarre è riduttivo: parliamo di due cordofoni elettrificati a doppio manico, di cui uno è sicuramente una chitarra a otto corde, e l’altro è un moderno sitar effettato. Originali gli intrecci dei due chitarristi, a cavallo tra antico e moderno, tra distorsioni selvagge e delay infiniti. Chiudono la formazione il lead vocal con metriche hip hop e dance a volte in lingua inglese e a volte in portoghese, e il jolly della band, un abile percussionista, suonatore di digeridu e ballerino infaticabile. I Balsted Mechanism sanno coinvolgere il pubblico perché hanno qualcosa d’innovativo da proporre. Che la nuova musica venga dal Portogallo?
Non nuova, ma neanche desueta perché immortale, tutta la musica che viene dall’Africa nera cattura sempre l’ammirazione stupita “dell’uomo bianco”. Anticipati dai formidabili pattern percussivi degli Afro-tun, Badarà Seck e la Penc danno sfoggio della naturalezza e dell’allegria con cui gli africani fanno musica. Pur essendo una band “occidentalizzata” a tutti gli effetti (chitarre, basso batteria, tastiere), la presenza di jambè e arpa-liuto africana, ballerine e la splendida voce di Badarà Seck, riporta tutto alla cultura d’origine. La formula moderna stile Youssu N’Dour è piacevole e sicuramente più diretta per chi è estraneo alla cultura africana; la bravura della band nel riuscire a collimare la loro cultura con una fruizione occidentale dello spettacolo, fa il resto.

IL CACCIA
lucacacciatore1980@libero.it

 

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