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Tre modi diversi di dire “Rock”
Recensione sezione ospiti MArteLive del 2 maggio
A cura di Luca Cacciatore

 

Affianco alle più disparate forme di espressione artistica quali la fotografia, la letteratura viva, la danza e il cinema, anche il palco principale dell’Alpheus ha dato spazio a forme musicali all’insegna della differenza. In attesa della performance degli ospiti principali, i  24 Grana, l’atmosfera è stata scaldata da due band emergenti protagoniste dell’edizione 2004 di Marte Live: i Poppy’s Portrait e i Melon Rouge.

La grande massa di pubblico giunta per assistere esclusivamente al concerto degli ospiti d’onore, forse non sa di essersi persa due artisti meritevoli di  maggiore considerazione. Due filosofie musicali diverse accomunate da un una qualità comune: la genuinità.  

Se i Poppy’s Portrait si fossero spacciati per una band londinese giunta in Italia per una tournee europea, credo che chiunque ci sarebbe cascato e non solo perché il gruppo canta in lingua inglese. Tre soli uomini che con l’ausilio di batteria, basso e chitarra integrati da qualche effetto a pedale, rendono quanto una numerosa big band. La loro musica ricercata è pura adrenalina qualificabile oggigiorno come Alternativ-Rock, ma che a una più attenta analisi può essere figurata come una rilettura della psichedelica pinkfloydiana del nuovo millennio. C’è stato in particolare un momento del concerto in puro stile free-form, all’insegna di feedback, del noise gestito con ripetizioni infinite di delay, che suonava inevitabilmente come le elucubrazioni uditive dei Pink Floyd di Live At Pompeii. Cifra stilistica della band romana l’uso di tempi composti come il 5/4 o il buon vecchio 7/8; insomma il canonico 4/4 è un’opzione a cui i P’s P fanno raramente ricorso.

I Melon Rouge sono l’altra sponda del fiume. Guai ad uscire dal rassicurante andamento binario del 4/4, e soprattutto guai a perdersi nei rivoli arditi delle sperimentazioni timbriche tipiche dei loro predecessori. La scuola e la dottrina dei Melon Rouge è quella dello scanzonato Post-Punk dei Violent Femmes, se si vuole, in cui la strofa di ogni canzone è solo un cliché da sorvolare il più in fretta possibile per arrivare al ritornello più orecchiabile e coinvolgente. Anche loro in tre, ma caratterizzati da una presenza femminile al contempo bassista e lead vocal, puntano sul timbro grintoso della loro front-girl e sulla orecchiabilità delle melodie. Una formula d’impatto e forse anche più coinvolgente per immediatezza rispetto a quella degli apripista della serata, ma a lungo andare monotona.

E veniamo alla special guest. I 24 Grana -il loro nome deriva da una moneta in uso durante il regno di Ferdinando D'Aragona- hanno portato sul palcone dell’Alpheus una ventata  dell’aria di mare del golfo di Napoli. Attivi dalla metà dagli anni novanta con il loro dub partenopeo, riescono ad unire la modernità del rock elettronico con la tradizione vocale napoletana. Saliti loro sul palco, l’ambiente si è trasformato. A giudicare dall’idioma  e dal calore dello scatenato pubblico, sembrava di essere improvvisamente in via Caracciolo piuttosto che sull’Ostiense. La comunicatività è la prerogativa della band, anche se la sua efficacia è rivolta a chi è già avvezzo alla loro musica, e perde la sua immediatezza all’orecchio vergine dei suoni firmati 24 Grana. I momenti coinvolgenti a 360° sono espressi dai brani più scatenati stile Subsonica per intenderci; la distanza maggiore per i neofiti subentra con i pezzi riflessivi e quindi più prossimi alla canzone napoletana. Una citazione in particolare meritano lo stile del chitarrista Giuseppe Fontanella, ricercato e ispirato, e la performance di Francesco Di Bella, simpatico e a suo modo coinvolgente front-man.

Non rimane che darci appuntamento al prossimo Marte[dì]Live con Pino Marino,  Acustimantico (trio) e Stefano Rosso. Vi aspettiamo.      

IL CACCIA
lucacacciatore1980@libero.it

 

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