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Affianco alle più disparate forme di espressione artistica quali la
fotografia, la letteratura viva, la danza e il cinema, anche il palco
principale dell’Alpheus ha dato spazio a forme musicali all’insegna
della differenza. In attesa della performance degli ospiti principali, i
24 Grana, l’atmosfera è stata scaldata da due band emergenti
protagoniste dell’edizione 2004 di Marte Live: i Poppy’s Portrait e i
Melon Rouge.
La grande massa di pubblico giunta per assistere esclusivamente al
concerto degli ospiti d’onore, forse non sa di essersi persa due artisti
meritevoli di maggiore considerazione. Due filosofie musicali diverse
accomunate da un una qualità comune: la genuinità.
Se i Poppy’s Portrait si fossero spacciati per una band londinese giunta
in Italia per una tournee europea, credo che chiunque ci sarebbe cascato
e non solo perché il gruppo canta in lingua inglese. Tre soli uomini che
con l’ausilio di batteria, basso e chitarra integrati da qualche effetto
a pedale, rendono quanto una numerosa big band. La loro musica ricercata
è pura adrenalina qualificabile oggigiorno come Alternativ-Rock, ma che
a una più attenta analisi può essere figurata come una rilettura della
psichedelica pinkfloydiana del nuovo millennio. C’è stato in particolare
un momento del concerto in puro stile free-form, all’insegna di
feedback, del noise gestito con ripetizioni infinite di delay, che
suonava inevitabilmente come le elucubrazioni uditive dei Pink Floyd di
Live At Pompeii. Cifra stilistica della band romana l’uso di tempi
composti come il 5/4 o il buon vecchio 7/8; insomma il canonico 4/4 è
un’opzione a cui i P’s P fanno raramente ricorso.
I
Melon Rouge sono l’altra sponda del fiume. Guai ad uscire dal
rassicurante andamento binario del 4/4, e soprattutto guai a perdersi
nei rivoli arditi delle sperimentazioni timbriche tipiche dei loro
predecessori. La scuola e la dottrina dei Melon Rouge è quella dello
scanzonato Post-Punk dei Violent Femmes, se si vuole, in cui la strofa
di ogni canzone è solo un cliché da sorvolare il più in fretta possibile
per arrivare al ritornello più orecchiabile e coinvolgente. Anche loro
in tre, ma caratterizzati da una presenza femminile al contempo bassista
e lead vocal, puntano sul timbro grintoso della loro front-girl e sulla
orecchiabilità delle melodie. Una formula d’impatto e forse anche più
coinvolgente per immediatezza rispetto a quella degli apripista della
serata, ma a lungo andare monotona.
E
veniamo alla special guest. I 24 Grana -il loro nome deriva da una
moneta in uso durante il regno di Ferdinando D'Aragona- hanno portato
sul palcone dell’Alpheus una ventata dell’aria di mare del golfo di
Napoli. Attivi dalla metà dagli anni novanta con il loro dub partenopeo,
riescono ad unire la modernità del rock elettronico con la tradizione
vocale napoletana. Saliti loro sul palco, l’ambiente si è trasformato. A
giudicare dall’idioma e dal calore dello scatenato pubblico, sembrava
di essere improvvisamente in via Caracciolo piuttosto che sull’Ostiense.
La comunicatività è la prerogativa della band, anche se la sua efficacia
è rivolta a chi è già avvezzo alla loro musica, e perde la sua
immediatezza all’orecchio vergine dei suoni firmati 24 Grana. I momenti
coinvolgenti a 360° sono espressi dai brani più scatenati stile
Subsonica per intenderci; la distanza maggiore per i neofiti subentra
con i pezzi riflessivi e quindi più prossimi alla canzone napoletana.
Una citazione in particolare meritano lo stile del chitarrista Giuseppe
Fontanella, ricercato e ispirato, e la performance di Francesco Di
Bella, simpatico e a suo modo coinvolgente front-man.
Non rimane che darci appuntamento al prossimo Marte[dì]Live con Pino
Marino, Acustimantico (trio) e Stefano Rosso. Vi aspettiamo.
IL CACCIA
lucacacciatore1980@libero.it |
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