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Lo preciso sin dall’inizio. No non c’è nessun errore di battitura, o
tanto meno di dimenticanza. Come ogni giorno di marte(live), sul palco
principale dell’Alpheus tre artisti hanno intrattenuto il pubblico, ma
il titolo sottolinea come la presenza ingombrante di Pino Marino (e non
solo per il nesso botanico) abbia oscurato i suoi pur apprezzabilissimi
colleghi. Se poi vi dicessi che l’eccentrico cantautore era armato della
sua sola voce e di due mani per accompagnarsi con una chitarra acustica-
ma senza alcun ausilio effettistico stile Alex Britti- ci credereste se
vi assicurassi che non c’è stato un secondo di monotonia? E’ da tempo
ormai che tra gli addetti ai lavori si sprecano elogi e incensamenti per
questo personaggio, e la mia curiosità di vederlo alla prova è stata
finalmente soddisfatta. Ora faccio ufficialmente parte di questa
ristretta setta di ammiratori, e come tutti gli amanti della musica
spero che questa loggia massonica si estenda il più presto possibile.
Non possiamo lamentarci sempre al grido dello stereotipato slogan “il
mercato discografico italiano è in crisi” finché esistono personaggi
come questo piccolo grande uomo. La fredda macchina del mercato può
anche ignorare queste realtà, ma esistono e vanno rivalutate. Pino
Marino ne è la prova, e nel sottobosco musicale è “la pianta più
rigogliosa” che merita il giusto elogio.
Come ogni innovatore, Pino è un figura difficilmente inquadrabile, e
ancora più arduo è descrivere le sensazioni provate durante il suo show.
Dire che è un tipico cantautore italiano e porre il paragone con lo
stile e l’ironia di un Rino Gaetano, può agevolarmi in questo compito ma
rischia di essere riduttivo. Pino è le canzoni che canta, è le parole
che grida a squarcia gola, è la rabbia e la morbosità erotica con cui
aggredisce il suo strumento. Pino è la sua arte, e questo è il preambolo
della genialità. I suoi testi hanno una fortissima valenza evocativa,
immagini che nascono dalla mente dell’artista è che si insinuano nella
testa dell’ascoltatore come un virus che infetta il sistema, ma con
proprietà benefiche. Sul palco con la sua sola chitarra è riuscito a
ricreare il coinvolgimento di una piccola orchestra folk. Senza perdersi
in superflui virtuosismi, le sue doti di chitarrista ritmico, i suoi
arpeggi ricercati, le sue soluzioni armoniche orchestrali, tengono
lontano qualunque barlume di noia. A volte seduto, a volte in piedi, a
volte quasi capovolto a testa in giù; sul palco Pino entra in una
autentico stato di trans. Non c’è distanza tra lui e il pubblico. La sua
arte è diretta e coinvolgente allo stesso tempo, e non c’è nulla che
possa fermarlo neanche l’inconveniente tecnico di una chitarra che
improvvisamente non è più amplificata. Pino Stacca il jack e quasi
scende in mezzo al pubblico senza interrompere la sua canzone, tanto
tutti lo sentiamo ugualmente, perché la sua musica ci ha già toccato il
cuore. Sublime.
Prima di lui il giovane emergente Enrico Pezza -ormai romano di
adozione- ha dato prova con la sua band di un piacevole rock
cantautoriale a cavallo tra Francesco De Gregori ed Enrico Silvestri. Un
ragazzo sicuramente ispirato, spalleggiato da musicisti di valore e
professionalità. Di strada da fare ce n’è ancora tanta davanti a loro,
ma le fondamenta di questo progetto sono ben solide.
Infine la band romana degli Acustimantico. Ricca formazione di musica
folk arricchita da percussioni, sax, flauti e capeggiati dalla pregevole
voce di Raffaella Misiti. Musica popolare che affonda le radici nelle
più disparate culture etniche d’Italia, ma che si ispira a ritmi di
colore balcanico. Ricercati, raffinati, un ottimo livello tecnico. Ma
dopo l’efficacia espressiva del linguaggio semplice e schietto di Pino
Marino, questa musica ha assunto un che di artificioso e pomposo che
forse in un altro contesto autonomo non sarebbe emerso. Ma del resto
chiunque dopo una performance come quella di Pino Marino rischierebbe di
essere ridimensionato.
IL CACCIA
lucacacciatore1980@libero.it |
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