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MArteLive non ha confini. Questa filosofia della coesistenza tra più forme
artistiche è ormai chiara a tutti; ma martedì 16 maggio il discorso si è esteso
al melting pot. Dopo l’esibizione live degli Areamag, dei Cappello a cilindro e
di Rosso Malpelo con la sua band, la sala centrale dell’Alpheus è stata invasa
dal Gruppo Soluna una festante comitiva di ballerini di Capoeira, l’intrigante
danza brasiliana al confine con le arti marziali. Ma andiamo con ordine.
La band romana degli Areamag –gruppo finalista della passata edizione di
MArteLive- apre la serata catturando subito l’attenzione del pubblico.
Sul palco, in una ouverture all’insegna del marasma sonoro più totale,
c’è un uomo col cappello (Gabriele con voce, piano) che agita le mani
intorno ad una specie di asse da stiro con l’antenna. Chi si rivede! Una
vecchia conoscenza degli amanti delle sperimentazioni anni settanta: si
tratta del theremin il più antico strumento elettronico, e l’unico in
assoluto che venga suonato magicamente senza contatto fisico.
L’originalità degli Areamag consiste nel loro coraggioso miscuglio tra
questo gusto per la ricercatezza timbrica (c’è un nonsoché di king
crimsoniano nel loro stile) e la canzone d’autore in stile teatrale e
declamatorio. Il lead vocal della band è un sicuro seguace di quello
stile recitativo che va da Paolo Conte a Vinicio Capossela, ma ha
personalità ed ispirazione soggettiva. Istrionico nella sua abilità di
camuffare la voce, è un “personaggio”, ironico e coinvolgente, nonché un
abilissimo suonatore di “tromba simulata” da labbro. Ottimi
arrangiamenti da parte di tutta la band.
E’ il turno dei Cappello a cilindro, il gruppo più in voga del momento.
Dopo aver suonato per due anni di seguito al concertone del Primo
Maggio, la folta band tocca il palco del MArteLive. Dallo ska al pop,
passando per il rock ed il folk. E’ un vocabolario vasto quello della
band romana, grazie anche ad una varietà strumentale non da poco
(ottoni, tastiere, synth, moog). Perfetta l’intesa dei fiati, azzeccati
i suoni vintage del chitarrista a cui il suono del vecchio moog fa
perfettamente eco. Anche i Cappello a cilindro non disdegnano una
lontana mentalità progressive nella forma canzone, dando ampio spazio a
sezioni strumentali e un po’ psichedeliche.
Sergio Gaggiotti, in arte Rosso Malpelo, è una vecchia conoscenza
dell’ambiente romano. Non più di primo pelo, propone con i suoi
bravissimi colleghi una suadente musica jazz al ritmo di chitarre
elettriche sul modello Django Reinhardt. Pregevole il gusto del
sassofonista che lo ha accompagnato lungo tutta la performance, ispirato
e mai invadente.
Per concludere la serata, il Gruppo Soluna suddetto invade interamente
la sala centrale con i suoi ritmi sudamericani suonati interamente dal
vivo con strumenti tradizionali. Danza accattivante che in breve tempo
coinvolge tutto un pubblico che era venuto per assistere ad un concerto
di musica rock e si trova a ballare su ritmi brasiliani. Più melting pot
di così!
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