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Serata etnica all'Alpheus
Recensione sezione ospiti MArteLive del 23 maggio
A cura di Luca Cacciatore

 

Se provassimo ad elencare qui di seguito tutte le innumerevoli denominazioni scelte per definire i generi che caratterizzano la musica d’ogni tempo, in pochi troverebbero la pazienza necessaria per giungere alla fine della lista. Spesso musicologi e giornalisti si spremono le meningi per catalogare, classificare, ghettizzare stili e sottostili, semplicemente per tenere sotto controllo l’arte più ineffabile di tutte. Questo comporta due conseguenze opposte. La prima genera distinzioni grossolane e semplicistiche, come l’ormai diffusissima dicotomia colto-popolare a cui consegue l’uso di termini generici e indefiniti come musica classica, o musica rock, usati spesso in maniera impropria. La seconda si esprime con l’estremo opposto, l’eccessiva parcellizzazione in sottogeneri del tutto capziosi e superflui.

La serata in puro stile etnomusicologico andata in scena il 23 maggio all’Alpheus ci riporta alle radici. Le forme della musica popolare, che per coerenza con il discorso precedente sarà meglio definire etnica, mettono a nudo una caratteristica che spesso viene dimenticata: l’universalità della musica. In qualunque angolo del mondo in cui le tradizioni popolari siano ancora vive, ponendo a confronto le loro forme musicali si rimane impressionati per le analogie riscontrabili. Tipologie organologiche di strumentazione, tecniche di liuteria e di esecuzione, tecniche di canto, per quanto variegate hanno numerose caratteristiche comuni. Soprattutto le tipologie di ritualità che queste musiche solitamente accompagnano, feste pagane e religiose in generale, riti di corteggiamento, danze. Non esiste ceppo etnico che non abbia accompagnato culti di aggregazione attraverso il linguaggio dei suoni. E quale grande rito popolare rappresenta il coronamento della pizzica d'amore, tarantella, saltarello, o tammurriata? La danza naturalmente. Durante le performance degli Zona Musicale Protetta e della banda di Uccio Aloisi, la reazione del pubblico dell’Alpheus ha confermato questo impulso genetico dell’essere umano. Pur essendo una musica più vicina alla generazione dei nostri nonni, se non addirittura bisnonni, il giovane pubblico del Martelive ha risposto alla grande. Dalle prime “coraggiose” lanciatesi sotto il palco (sono sempre le donne che aprono le danze oramai), lentamente tutto il pubblico si è unito al ballo popolare.

Non avrebbe senso far risuonare nell’aria i ritmi del Salento o della Lucania davanti ad un pubblico statico; queste cadenze “producono” movimento, onde irrefrenabili che risvegliano i nostri istinti tribali. Rincuora vedere come le nuove generazioni nutrano interesse per questi revival, ed è ancora più affascinante paragonare la scuola “giovane” degli ZMP con l’ensemble più data di Uccio Aloisi.
Il trio degli ZMP composto dal bravissimo polistrumentista Alessandro Mazziotti (flauti, zampogne, ciaramelle, voce), Gianluca Zammarelli (voce, chitarra battente), Andrea Piccioni (tamburello, tammorra), stupisce per la fedeltà filologica. Le tecniche di canto stentoree e strozzate, le cadenze ritmiche rubate e volutamente imperfette. Le tecniche esecutive, come la rotulliata con cui tradizionalmente si percuote la chitarra battente (strumento di origine calabrese), e l’abilità strabiliante di Andrea Piccioni con i suoi tamburi a cornice, in grado di ricreare ritmiche complesse al pari di un intero corpo di tamburisti.

La banda del simpaticissimo Uccio Aloisi è invece caratterizzata da qualche capello bianco in più, e proviene da uno di quei pochi territori d’Italia in cui le tradizioni sono ancora vive e vegete: il Salento. Incredibile l’energia di quest’uomo, ancora dotato di voce e di carisma. Continuamente in cerca di contatto con il pubblico -chiedetelo alle belle signorine in prima fila, a cui Uccio ha regalato cd in continuazione pur di averle vicino a sé- sembrava volersi gettare tra la folla. E sì perché il palco che crea questa distanza tra gli strumentisti ed il pubblico non ha motivo di esistere nelle tradizioni popolari. Uccio lo sa bene, e se alla sua età è ancora in tournee pimpante come un giovanotto, è forse grazie a questa musica immortale capace di regalare un pizzico della sua eternità a chi ne viene coinvolto; sia esso un esecutore o un danzatore non importa in questi contesti non c’è alcuna differenza.

IL CACCIA
lucacacciatore1980@libero.it

 

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